OUI, JE SUIS..

RASSEGNA ICONOGRAFICA
DELLA PADRONA DI CASA
Una donna in tupè (olè)!
... ovvero la Ursula Andress dell'Intelligence der Trullo);
...un pò annebbiata;
...un pò winnie
BLOGGERS DI TUTTO IL MONDO...
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ACCESSI
LA CANTINA DI CORTE
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12/09/2005
RAUL BOVA COME SAN CLEMENTE
Sì vabbè, il solito blablà di argomentazioni discutibilissime.
Quando ho parlato di un uomo bello ad un altro uomo, l’osservazione più bonaria che ho sentito fare è del genere
“Quello? Ma dai…… è pure frocio!”.
E allora giù a spiegare
“ma no, dai… sai come sono quelli del jet set! Al massimo sarà bisex!”
per sentir replicare, nella migliore delle ipotesi,
“Embè? Ti metteresti con uno così?? E ti pare normale??.
Veramente oltre che normale, a me pare anche una gran figata. Pensa che bello tornare a casa, trovare il tuo fidanzato-bono a letto con un altro (bono) e buttarsi nella mischia.
Beh, questo di solito lo penso ma non lo dico. E magari manco lo farei.
Però le argomentazioni di Dersu, in particolare la questione del negligé e della zuppa inglese a Londra, sono ineccepibili. Oltre a farmi morir dal ridere mi hanno convinta che con un uomo come Raul mi romperei inevitabilmente le palle. Anche a farci solo un viaggio in treno. Anche corto. Roma-Latina, per capirci.
Non è stata una grande delusione, sia chiaro: in definitiva l’avevo menzionato così, tanto per buttare lì il nome del primo bello che mi era venuto in mente. Probabilmente anche uno tra i più datati. Il fatto è che sono fuori dai circuiti convenzionali. Non saprei dire quali sono i maschi che fanno tendenza di questi tempi.
E temo che non saprei capirne il perchè.
Non ho la tv e non leggo riviste. Le acquisto, certo, ma poi le infilo nel primo cestino dell’immondizia insieme al cellophane con cui sono imballati gli inserti ed i gadget, che invece trovo spesso interessanti.
In rete, poi, vago senza mete precise, e comunque resto alla larga dai siti in cui si parla di “fenomeni” (di costume e non).
Non vado manco al cinema, pensa un pò: la sola idea di star ferma, seduta, per due ore, mi angoscia.
Ipercinesi? Macchè, io caratterialmente sarei una bradipa. Direi piuttosto insofferenza da retaggio educativo. Eh già, perché io appartengo all’ultima generazione di bambini cresciuti a suon di sberle e di “ferma lì e guai a te se ti muovi!”.
Ricordo ancora che durante le interminabili messe domenicali, annoiata, per ammazzare il tempo contavo le lastre di porfido disposte in modo ordinato sul pavimento colorato della Basilica di San Clemente. Quelle attese, anziché forgiarmi nello spirito mi traviarono. Ed oggi, certo….oggi mi rendo conto di aver avuto il raro privilegio di essermi annoiata sulle panche di un luogo straordinario, che testimonia la stratificazione archeologica e culturale della mia gens, ma allora quell’immobilismo forzato mi spinse più di una volta ad andare a confessare peccati mai commessi. Così, giusto per sgranchirmi le gambe.
Camminando su quei lastroni colorati respiravo duemila anni di storia: 15 metri più giù, sui resti della Roma repubblicana ed augustea, la Roma imperiale aveva edificato un tempio in onore alla religione di Mitra (di culto siriano, pensate un po’) che nei secoli divenne luogo di culto cristiano, finché, nel trecento, uno dei soliti Papi palazzinari ci fece erigere una bella basilica a tre navate, dedicata a San Clemente, che però non era ancora quella sulle cui panche poggiavano le mie chiappe d’infante. No, quella la costruirono settecento anni dopo, ancora una volta sopra le antiche vestigia della precedente (bruciata intorno all’anno mille).
Questa faccenda assomiglia al testo de “alla fiera dell’est”, vero? Se non fosse che ancora oggi è possibile accedere agli strati sottostanti e provare grande suggestione sull’insieme degli affreschi e dei tesori sepolti, uno farebbe fatica persino ad immaginarla la grandiosità di una civiltà come la nostra.
D’accordo, vi risparmierò il consueto pippone sullo “scontro tra civiltà” iniziato a casa del Sellerone, ma forse capirete meglio cosa intendo dire quando affermo che il confronto con le altre civiltà non può spaventare chi ha una propria identità culturale e che anzi, chi conosce la propria, cerca bellezza anche nelle altre.
Però, onestamente, a sei anni sotto lo straordinario mosaico della volta absidale mi rompevo un po’ i coglioni, cosi finivo per distrarmi facendo astruse classificazioni sui fedeli (in particolare sulle vecchie che esibivano cappellini, foulard o chiome azzurrognole) chiedendomi per quale motivo, con tutto lo spazio che avevano a disposizione, i miei avi si fossero incaponiti a costruire chiese “a castello”.
Ecco, mi sono persa di nuovo tra i meandri dei miei pensieri. Cosa stavo dicendo?
Ah sì, che per colpa di San Clemente sono diventata ipercinetica, motivo per cui non riesco a star ferma due ore al cinema o davanti alla tv. Che poi non è solo questo.
Il motivo di questo esser fuori dai circuiti convenzionali va ricercato anche nella mia incostanza, anzi, come dice Mons, nella “scostanza”. Ho una mente che non riesce proprio più a pianificare qualcosa che vada oltre la successiva mezz’ora.
Magari mi sveglio e penso adesso vado alla Conad a comprare un chilo di giallone (sì, insomma le pesche). Poi mentre aspetto che venga su il caffè mi viene in mente di annaffiare, magari sul balcone incrocio Arturo, mollo tutto lì, rientro in casa incazzata, mi dico che se sono nervosa magari è perché dormo poco e male, così mi convinco ad andare all’IKEA a comprare un materasso nuovo. Invece un ora dopo sono da Trony, a cercare un cuscino-massaggiatore elettrico per la cervicale. E torno a casa, felice come una pasqua, con un attrezzo completamente inutile che entro due giorni avrò dimenticato in fondo all’armadio. Magari, anzi quasi certamente, senza giallone.
Dunque, per tornare a Raul,
sono convinta che uno così mi annoierebbe mortalmente. Però, siccome credo che trovare un uomo che comprenda e sia disposto a seguirmi in questi percorsi demenziali sia pia illusione, in fin dei conti penso che forse mi potrei accontentare di annoiarmi dentro una personcina architettonicamente bella.
Sarebbe un po’ come rivivere la noia delle messe domenicali: nella Basilica di San Bova sarebbe tutta un’altra cosa.
09/09/2005
OROSCOPesPULSIONE
Il mio oroscopo di oggi recita:
Acquario: in ambito affettivo non farti vincere dalla timidezza, esprimi tranquillamente i tuoi sentimenti e vedrai che sarai ricambiata da un partner molto interessato a te.
Chiedo scusa per l'utilizzo personale ed improprio del mezzo telematico, ma certe congiunzioni astrali vanno prese al volo.
Smetterò di lavorare.
Mollerò interessi improduttivi ed effimeri.
Vivrò per te.
Di te.
Dell'opulenza del tuo essere.
Anche un pò di quella delle tue carte di credito. Ma appena appena, promesso!
Renderò i tuoi risvegli sorprendenti, festose le giornate. Calde e di tenere le tue notti.
Ti farò dono del mio meglio.
Dei miei ricordi più struggenti.
Dei miei sogni migliori.
Spalancherò le porte della tua esistenza piatta alle tumultuose turbolenze della mia fresca immaginazione.
Non indugiare. Lasciati vivere. Molla tutto e seguimi.
Raul, sposami!
Oh, una ce prova... hai visto mai??????
Chi si azzarda a svelare che l'unica cosa fresca che ho è l'immaginazione verrà spedito in Marocco, a far compagnia all'imam Bouriqi Bouchta. Adotto pari pari, con decorrenza immediata, il pacchetto Pisanu. Espulsione coatta. Tolleranza zero per gli spioni di Corte.
27/08/2005
INVESTIAMOLI!
Ve li ricordate quei soggettoni della Herbalife? Si dai, quelli che mentre ti strafogavi il secondo cornetto al bar, magari inzuppandolo pure nel cappuccino, ti passavano accanto con malcelata indifferenza, esibendo una spilletta tonda con su scritto “VUOI PERDERE PESO? CHIEDIMI COME.”
Ecco, l’altro giorno leggendo il messaggio privato di un utente di Splinder ho pensato che spilletta a parte, sull’erogazione di servizi sessuali, siamo arrivati a questo.
Il messaggio recitava testualmente:
“...mi chiamo alessandro ho 36 anni e se pensi di voler fare del buon sesso eccomi ;)”.
Per completezza d’informazione aggiungo che la mail aveva per oggetto un “ciao.” e che il contenuto era proprio tutto lì: prima dei puntini non diceva nulla, la a di alessandro era minuscola e finiva così, con una faccina ammiccante.
Sì lo so, dovrei lasciar perdere e magari andare a farmi una pennichella.
Ma è più forte di me. Perdonatemi.
Caro alessandro,
hai aperto un blog, e fin qui nulla di strano.
Il numero degli accessi (9) e la mancanza di post lascia presumere che questa creatura sia neonata, ma anche qui, nonostante le maldicenze che circolano sul conto di quelli della mia congrega – ossia che se magnamo li rigazzini – posso assicurarti che non avrei proprio nulla da eccepire.
Quello che mi sconcerta è l’approccio bizzarro che hai avuto con la piattaforma di Splinder. Ora sia chiaro: con tutti i cazzi che abbiamo in questo Paese non è che stia qui a fare una questione di stato sul tuo.
Ti dirò, nel tempo mi sono convinta che quello dei blog sia uno spazio in cui è concessa la massima libertà di espressione: che lo si utilizzi come un diario personale e privato, come un luogo di aggregazione, per condividere idee ed interessi, come lo speaker's corner di Hide Park, come un motel virtuale o come ferro da stiro conta poco.
Non ti nascondo, tuttavia, che potrei amabilmente disquisire per ore sulla sostanziale differenza che corre tra il mio concetto di libertà e quello di “liberismo” (sport di stampo filo governativo altrimenti detto “libertà di farsi i cazzi propri”) che trapela dal tuo comportamento. Ma ripeto, non intendo aprire discussioni complesse su quelli che probabilmente a te appaiono come banali sofismi.
Ciò di cui invece mi preme metterti al corrente è che, se poco poco hai un tantino di attitudine alla scrittura ed un paio di neuroni in buono stato, blog può fornirti ottimi spunti per trombare.
Va da sé, però, che un minimo di lavoro di persuasione va espletato, perché non è che una te la dà così, giusto perché ti chiami alessandro (pure minuscolo) hai 36 anni e millanti una fama di scopatore.
Almeno sei bello? Sei ben dotato? Ecco, allora facci la cortesia di organizzarti come quelli di Herbalife e non solo con una spilletta per allodole. Che so? Prepara una piccola brochure descrittiva sugli attributi che sottendi di avere (corredata opportunamente di documentazione in geipeg) erudisci le tue potenziali clienti su caratteristiche tecniche e prestazioni. In altri termini, convincici!
Diventare imprenditori di sé stessi richiede in minimo d’investimento, che diamine! Bello mio, la vita è dura anche qui, cosa credi?
Devotamente tua.
10/08/2005
COME UN BONZO
(piccoli sfoghi di mezza estate)
Abbi pazienza ma………. sto per caso assecondando i tuoi inviti? NO.
Sto raccogliendo le tue fin troppo esplicite e noiose provocazioni? NO.
Ammicco? NO.
Ecco, allora perché continui a rompermi i coglioni?
Io non capisco, proprio non capisco più i miei simili. Voglio dire…….non ho mai prediletto il ruolo della Principessa sul pisello, mai.
Sono una personcina complicata, esigente ma molto alla mano. Oh, non è che lo dico io, eh? Lo sostengono anche i miei più acerrimi detrattori.
Parlo con tutti, io, persino con leghisti e forzaitalioti. Persino con i gechi, come San Francesco. Che è tutto dire.
(Sì, lo so, quelli erano uccelli, ma se avessi scritto uccelli avresti certamente rincarato la dose.)
Io sono una che replica con garbata, cortese fermezza. Senza fretta.
Questo vuol dire tirarsela? Non direi. E poi che cavolo significa tirarsela? Io non mi tiro proprio nulla, anche perché, alla mia età, il rischio è di strapparsela.
Ma diobono, qualcosa si dovrà pur fare per evitare di rendersi bersagli inanimati sotto le schioppettate dell’armeria di un imponente esercito di idioti, no?
Bene, io ho scelto l’arma della resistenza passiva. Se le situazioni iniziano a starmi strette glisso, dirado. Dribblo. Senza rancore e senza pietà.
Nessuna alterigia. Nessuna strategia pro-allupamento.
Nulla di nulla. Io, semplicemente, sparisco-nonreagisco. Sto. Come quando giochi a sette e mezzo.
Del resto mi comporto alla stessa maniera anche quando scorgo segnali d’altrui insofferenza. Chiamo una volta, due al massimo. Poi, di fronte all’eco degli squilli a vuoto, inabisso numeri e nomi nella baia del silenzio. Tumulo i pensieri nel tempio della memoria.
A volte con rammarico, spesso manco un po’.
Se un’idea inespressa mi resta sulla punta della lama prendo carta e penna - e questa magari è una debolezza - ma sono fatta così: i rospi li ingoio interi, con un’abbondante sorsata d’acqua e citrosodina, giusto per digerirli in fretta, giusto per evitare che nel tempo mi si ripropongano. Come peperoni.
Dunque la domanda è: perché io si e gli altri no?
Dice “non mi caghi più!”.
Esatto! Certo che a te non si può nascondere nulla, eh? Allora, perché invece di tempestarmi di sms non ti raccogli in meditazione ascetica sui motivi della mia stitichezza? Perché anziché rendicontare la mia zoccolagine (uh, che novità!) notificandomene gli estremi tramite il display di un telefonino, non utilizzi il medesimo per sollazzarti? Guarda che se dopo aver attivato il vibracall ti introducessi l’apparecchio in quell’orifizio lì (sì, e s a t t a m e n t e quello) forse placheresti a buon mercato molti dei tuoi ardori testosteronici. Con le offerte summer un telefonino costa praticamente nulla…….alcuni operatori te ne danno due al prezzo di uno. In comodato d’uso. A soli tre eur al mese. Un vero affare.
Fossi in te ne approfitterei.
29/07/2005
Blogger!
Possi ciecàmme si dico 'na buscia! E poi er macca m' è testimone!
Mentre percorrevamo le campagne dell’agro romano, gli faccio “Daniè, cosa ci scommetti che Kub si presenta per ultimo?”
Gomito appoggiato sullo schienale del mio sedile, il fùrlan ha risposto distrattamente “Boh…..per me non viene affatto” continuando a giocherellare con le mie ciocche posticce, occhi fissi sulla strada.
- La smetti di intrecciarmi le chiome di plastica?
- Solo se ti decidi ad andare più piano….. mica siamo in ritardo!
- Perché sto andando troppo veloce? Comunque non ci corre dietro nessuno Sellerò! Anzi, sai che si fa? Adesso ci fermiamo a mangiare un panino con la porchetta!
- Pensi sempre a magnà............
- Senti chi parla…… ma che te rode???
- No…. per niente…. figurati....stavo pensando a chi ci sarà….
- Guarda, per me chi c’è, c’è...............per me non fa differenza, tanto io non conosco nessuno. Però sono curiosa di conoscere Wynck, perché ....boh, non l’ho… come dire… non l’ho inquadrato, ecco. Che poi inquadrare è un termine terribile, da' l'idea di costrizione, ed io non costro nessuno ..... volevo dire, comunque che l'ho inquadrato male e mi è venuto mosso.
- Ecco, appunto! Rallenta bionda......... senti un po’… ma come te la immagini Miss Siddal?
- Ma che ne so? Immagino una persona fine, uno sguardo furbetto, bella intelligenza positiva.... tu dici come la immagino fisicamente???? Bah, onestamente sulle Miss non sto lì a fantasticar tanto. E neanche sui Mister. Cioè…. piglia uno come militante… è un compagno, dev’esser per forza bello, no?
- Ma che c’entra, scusa eh? Allora secondo questo ragionamento anche Kub dev’essere bello!
- Ossignore, ma certo! Kub sarà bellissimo!
- E come fai a saperlo?
- Lo so e basta. La finisci di ungermi il tupè con le dita inzaccherate di porchetta?
- Mamma mia... ma cosa identifichi in questo parrucchino? Vatti a far fare il tagliando da uno strizzacervelli!!! E che è?
Beh, il resto della storia è un post di Kub.
Quando è arrivato ci eravamo già scolati una cassa di rosso fùrlan.
Abbiamo dovuto far finta di non riconoscerlo (oh, la testa gli diceva così!) e, per farla breve, dopo aver sparato 500 nick a casaccio s’è deciso far finta di voler risalire al suo attraverso il gioco dei mimi.
Sì, ma chi mima?
Ci sono momenti nella vita di una donna che devi smimmare.
Magistrale coup de chien, fingo un malore e oplà, mi guadagno il sofà.
Sbaracco pinuxbussu, un bel tenebroso detto anche Alvaro Pitt, che nel contraccolpo si abbatte come un coup de grâce su Kom, il quale si gira e senza colpo ferire gli da una cinquina.
Pace, pace... cos’è sta cagnara???
Per fermare la rissa li obblighiamo a baciarsi ed mimare per finta ‘sto cazzo di nick.
KUB
Unica parola - Tre lettere.
Kom allo scopo di imitare un cubista inizia dimenarsi. Sembra un insetto.
Iniziamo a far finta di indovinare APE?? no......OCA ?? no......OLA ?? no.... DIO? (che con l’azione mimata c’entra un accidenti , ma è di tre lettere, abbiamo fame e conosciamo il nostro pollo. Tant'è che ......).
Kub trasale gridando “fuochino!”
Standing ovation, ola davvero. Coro. L’urlo si leva all'unisono nell’aere.
Fine della sceneggiata.
Finalmente si inizia a mangiare.
Ma prima tocca metter qualche punto un testa al povero Kom. Ed al macca, perche quel secondo "Pensi sempre a magnà?? gli è stato fatale.
E' accaduto di tutto.
Io ricordo che ad un certo punto della serata mi sono ritrovata a cantare con Flor “Te la ricordi Lella quella ricca......la moje de Proietti er cravattaio......quello che cia’ er negozio su ar Tritone…..”. Ma l’apoteosi dell’indecenza l’abbiamo raggiunta durante il ritornello, con un coretto uacci-uari-uari di Rosabianca e Almost.
Solito raduno di blogger? Poèsse.
Ammesso e non concesso che queste persone abbiano qualcosa in comune con le solite.
Al ritorno, manco a dirlo, ha guidato er macca, anche perché io, in uno sfrenato tuca tuca con sear ho perso tupè, dignità e buonumore.
Nel caos generale sono quasi certa di aver intravisto Teo (mozzarelle di bufala in mano) accanto ad una graziosa biondina con un plaid sulle spalle. In posa per la foto dell'anno, se ne stavano impalati di fronte all'uomo dagli occhi ridenti, che li ha immortalati per sempre.
Poco più in là il Bretone, imponente e silenzioso.
Rassegnato all'insistenza della fata-dal-culo-che-parla, scruta l'orizzonte alla ricerca di Winnidepù, che sarei io, ma conciata così non mi riconoscerebbe neanche mammà.
Ah, che scema, quasi dimenticavo:
Kub è bellissimo…. assomiglia ad Alendelon da giovane (cliccate donne, cliccate!).
18/07/2005
PALLE INGOMBRANTI
Un paio di anni fa, poco prima di mollare mia sorella, quell’invertebrato di mio cognato mi regalò il Bullock. Io non credo nella casualità di certi eventi: conoscendo il soggetto posso affermare senza ombra di dubbio che quel dono rappresentò l’annunciazione di ciò che di li a poco avrebbe messo in atto. Uscendo dalla porta di servizio delle nostre vite voleva probabilmente lasciare una traccia virile e tangibile del suo passaggio. In effetti, a distanza di tempo, l’antifurto è l’unica cosa “con le palle” che mi viene in mente, pensando a lui.
Per una smemorata del mio calibro il Bullok è una dannazione.
La prima delle due chiavi la persi pochi mesi dopo. A 400 chilometri da Roma, manco a dirlo. Ero andata a trovare Stufa e tornando dal mare la chiave si smaterializzò. Letteralmente. Dopo aver smadonnato per un giorno intero mi rassegnai a tornare a casa con una coppia di amici che, l’indomani, si sarebbe presentata davanti ad un giudice per separarsi. Di quel viaggio ricordo nitidamente il caldo, i monologhi sconclusionati degli allora quasi ex coniugi, la cena maradonica che consumammo dalle parti di Teramo e qualcosa, non saprei dire esattamente cosa, su cui fui costretta a star seduta nella tratta Coast to Coast. Credo fosse la tenda da campeggio (smontata eh!) ma ripeto, potrei sbagliare clamorosamente.
Il giorno successivo Marco (un amico generoso come pochi) mi accompagnò a recuperare la stronza incatenata. Ora a dirla così uno non ci crede, eppure giuro, anche quello fu un viaggio surreale, ai confini della realtà. Caldo torrido, aria condizionata inesistente e finestrino (lato passeggero, ossia il mio) rotto.
Credo di aver collezionato la maggior parte dei miei punti per l’inferno in quei due giorni. Da allora, tutte le volte che inserisco il bullock mi chiedo se piuttosto non valga la pena farsi fregare l’auto. O darle fuoco.
Cosa la pago a fare l’assicurazione furto-incendio?
Inoltre conoscendomi ero certa che prima o poi mi sarebbe capitato di nuovo, e che stavolta sarebbero stati cazzi amari. Invece.....
Venerdì mattina esco per andare in ufficio. Già stanca morta. La traversata prevede una sosta al Torrino: devo fermarmi solo un attimo per lasciare alcuni documenti presso una società con cui stiamo partecipando ad una gara. Roma è semideserta. Senza pensarci troppo inserisco l’aggeggio con le palle e vado.
Al ritorno mi accorgo di non avere la chiave, ma il panico dura solo tre secondi. Il tempo di realizzare di aver erroneamente invertito, nel mazzo, la chiave dello schedario dell’ufficio con quella del membro metallico.
Che comunque la dice lunga sul livello di rincoglionimento della sottoscritta.
Inizio a cercare qualcuno che possa aiutarmi. Niet, non risponde nessuno. Tutti al mare, chi in ferie chi in cassa integrazione.
I cellulari squillano a vuoto. Completato il giro dei colleghi-attuali, inizio quello degli ex-colleghi. Gli account sono sempre in giro, penso fiduciosa che magari qualcuno potrebbe essere proprio da queste parti. Oh, sono all’Eur, mica a Eboli!
L’unica che mi risponde è un’ex collega, da Pantelleria. In ferie. Inizio a pensare che ad Eboli avrei avuto più chance.
Voglio morire.
Rassegnata a perire di fame e sete in uno dei quartieri più tristi di Roma decido di chiudermi in macchina, al sole, per affrontare con dignità il mio destino. Ma anche con l’aria condizionata accesa.
Poi chiamo il Bretone, mio Faro Nella Nebbia, che nulla può, a parte qualche miracoluccio.
Infatti subito dopo iniziano a richiamarmi tutti quelli che avevo inutilmente cercato.
“Eccomi Silvia, che succede?”
Succede che sono imprigionata qui, e le chiavi sono lì. Che si fa?
“Si fa che ti vengo a prendere” Questi si che son maschi bullock, penso tra me e me.
Un’oretta dopo arrivano chiave e collega (il mio ufficio è fuori Roma).
Tutto a posto, si riparte.
Sì. Col ciufolo.
Nel trambusto devo aver lasciato acceso qualcosa. La macchina non da segni di vita. Richiamo San Bullock. “hai i cavetti della batteria? Bene, allora torna indietro… sono ancora inchiodata qui”
Mentre, sudati, traffichiamo sotto il sole del Leone mi dico che ci sono giorni che sarebbe molto meglio a non scendere proprio dal letto. Basterebbe solo saperlo.
Quando improvvisamente parte l’irrigatore del praticello lì di fronte, inzuppandomi completamente, credo di aver raggiunto l’apoteosi della sfiga nera.
Cosa cazzo si annaffiano?? A quest’ora, poi…..
Sbagliavo. Perché al peggio non c’è limite….. mai. Dico sul serio.
Arrivata in ufficio mi squilla il telefono. Di là la voce del mio soccorritore, coperta dal rumore dei camion.
“Oh, sono rimasto a piedi sull’Ardeatina……”
“Eh?????”
“Sì. Mi si è fermata la macchina. Dammi il numero del meccanico ……”
Certi giorni sarebbe molto meglio a non scendere proprio dal letto. A saperlo.
10/07/2005
Buongiorno Corte!
Dopo settimane di latitanza sono tornata a scrivere. Un commento dal macca. Che poi magari era meglio mandargli una mail.
Fatto sta che rileggendolo mi sembra più un post che un commento.
Dunque se siete proprio in crisi di astinenza potete trovarmi qui, con tanto di foto. Mi riconoscerete al volo, nonostante un tupè sulla capoccia.
Oh, adesso non state a menarmela tanto.... è sempre splinder, no? Scrivo dove mi pare.
La prossima volta magari punto su un post di Biancaneve o sulla chattina di Teo.
Baci a tutti.
P.S.Trifus, Arturo è vivo, verde e sempre più schifoso.
Confido tuttavia nella magnificenza di Allah e nelle pale che volteggiano come sciabole nell'unità esterna del condizionatore.
A morte gli infedeli!
19/06/2005
taoquack (but also Cletus and Trifus etc) worte in the pen-last post:
“NESSUNO TOCCHI IL GECO”
Alor, je suis democratique.... pardon.
Recomence.
Allora, io sono democratica antifascista e nata dalla Resistenza.
Mi hanno cresciuta a pane, salame e Voltaire. D’accordo, gli effetti del salame sono più evidenti degli altri, ma fidatevi, il pensiero filosofico degli illuministi mi aderisce come una seconda pelle.
Credo nell’emancipazione dell’Uomo, nel progresso e nella scienza.
Credo nel pensiero razionale.
Credo che l’ignoranza ed il pregiudizio vadano combattuti con i lumi della ragione.
Fino a quando questo lume della ragione non lo perdo io. Di fronte ad un geco.
Ora non vi chiedo tanto: datemi atto, per lo meno, di avere la capacità di reagire.
Ci sono persone che di fronte alle proprie fobie restano paralizzate.
Io no.
IO REAGISCO CON LO SCOPETTONE.
Razionalmente e senza pregiudizi.
Dunque vedete di non rompermi i coglioni anche voi con le solite argomentazioni semplicistiche di stampo ambientalista-pacifista&volemosebbene.
So benissimo che i gechi mangiano gli insetti, ma io, potrei giurarlo su mia madre, non ho mai sottoscritto alcuna richiesta che contemplasse tale servizio.
Io con gli insetti ci sto da dio, guarda un po’ come sono fatta!! Proprio ora, mentre sto scrivendo, una bellissima zanzara mi sta allietando con una spettacolare danza scomposta ma a suo modo aggraziata.
Devo pagar pegno? Va bene. Mi si succhi pure qualche piastrina. Stavolta sottoscrivo, autorizzo timbro e ceralacco.
Semmai cambiassi idea la comunicherò per iscritto. Trenta giorni prima. Con raccomandata A/R. Ed il trentunesimo giorno accenderò lo zampirone.
Io le regole le conosco e le rispetto. Perché sono democratica, antifascista e nata dalla Resistenza.
So anche che nella letteratura scientifica interplanetaria non è riferito alcun caso di aggressione gekesca all’uomo.
Sono consapevole, dunque, che i gechi “non facciano nulla”.
Ma si da il caso che a me facciano schifo.
Quindi se lo scopettone non dovesse bastare passerò all’attacco idrico. Poi alle armi meccaniche, poi a quelle chimiche. Infine ai calci di rigore.
Questa è una guerra ad armi pari. Tra esseri viventi. Ancestrale.
Sopravviverà il migliore, com’è giusto che sia. Darwin docet.
Dal canto mio posso dire solo che combatterò fino all’ultimo, a mani nude, credessi di demolir casa a scopettonate. Combatterò con fierezza e lealtà. E voglio, devo, credere che alla fine a perire sia lui: ARTURO.
Quer gran fijo de ‘na mignotta che scorrazza sul mio muro.
Orevuaratulesambientalist.
15/06/2005
Lamadicorte Dersu, visto che ti è ripresa questa fisima dello scrivere…. non è che scriveresti un post al mio post? Intendo dire proprio come LamadiCorte. Io sono un po’ svogliata in questo periodo e… di là mi stanno sollecitando. Dai che ci vuole? Mettiti un attimo nella mia capoccia e scrivi. In prima persona femminile e nubile. Indicativo presente. Oh, quasi dimenticavo! Non immaginavo che l’artigiano dalle mani e dalla penna d’oro fosse anche abile con l’HTML….me cojoni!!! Si pentirà il nostro ex direttore. Ah se si pentirà!
Dersu Non me lo chiedere mai piu' :-) T'allego il frutto. Ciao
UN POST AL MIO POST
(ovvero, Dersu sui tacchi a spillo. A spasso tra Belleville ed il Trullo)
"L'uomo è un processo rettilineo", storpiando ancora Pennac.
Affacciata a un balcone, appesa alla sigaretta, scruto la gente che cammina là sotto.
Abbastanza in alto da non vedere rughe e tatuaggi, smorfie, sorrisi, sguardi e tic.
Soltanto sagome in movimento, appiattite nella distanza ma riconoscibili per sesso, età, premura. Tentare un teorema, generalizzare selvaggiamente per dare un senso alle traiettorie che s'ingarbugliano sul marciapiede.
"L'uomo (l'uomo maschio) è un processo rettilineo", credo di intuire.
Camminano per linee rette, mediamente più veloci, voltano la testa mentre il corpo procede, rapidi flash sulle vetrine o sul passaggio di un bel culo ("sineddoche", dice il Garzanti on line).
Sembrano sempre avere uno scopo, un traguardo da raggiungere o qualcosa da cui allontanarsi alla svelta.
Mediamente più in fretta, statisticamente con più determinazione.
Le donne no. Le donne seguono flussi morbidamente curvi, s'incagliano davanti al negozio d'angolo, accelerano dietro un pensiero, si perdono in mulinelli inspiegabili di andate e ritorni.
Le donne fanno grandi sorrisi al nulla quando parlano al cellulare (si vede bene anche da quassù).
"Perché dovete sempre avere una direzione, un'ansia?" chiedo la sera dopo al Libanese. A bruciapelo, tra un salatino e l'altro, lo sorprendo con la bocca piena e la guardia bassa, affondo nel suo Ki o come cazzo si chiama..
"Noi ... io?!" sparacchia a caso lui, mezzo affogato.
"Sì, voi. Che sembrate superiori alle piccole cose della vita, che neanche una sineddoche vi fa deviare, che sembrate in missione speciale anche quando andate a buttare il sacco della spazzatura... cacchio!"
"Non c'è bisogno di arrabbiarsi..."
"No, dicevo, CACCHIO! ... ho lasciato la monnezza in macchina!!"
"Ah ah ah! Un'altra volta?"
"Dài, muoviti, andiamo alla macchina prima che diventi un allevamento di vermi".
"Adesso hai un'ansia anche tu. Una direzione e un'ansia"
"Ma sta zitto e cammina! Oh!.. c'hai la cerniera aperta!" lo avverto col dito puntato alla patta.
"Uh? ... Ah sì, grazie". Si ferma per richiudere il tabernacolo, poi riparte con un sorrisetto. "Sai che penso? Tutte quelle stronzate antropologiche... i riti, il pudore, il nudo, i vestiti..."
"Sì, allora?" incalzo come se avessi capito. "Non fermarti però!"
"Secondo me è cominciato tutto all'alba dell'Uomo (la maiuscola si sentiva distintamente), perché correre col pisello a penzoloni è scomodissimo... hai presente?
"Solo teoricamente, come dovresti immaginare"
"Pensa... rincorrere una lepre con la fame di di tre giorni , oppure scappare da un leopardo... con quest'affare che ti ballonzola davanti e ti sbatte dappertutto... un disastro!"
"Quindi?"
"Quindi invento il perizoma, poi m'invento un motivo meno ridicolo per portarlo, lo faccio diventare un simbolo, dal simbolo a Dio il passo è breve, poi la corazza, poi la cravatta, poi il missile atomico e la società dei consumi. Dal Paleolitico all'ansiolitico per colpa di un battacchio fastidioso! Grandioso!"
Mi volto e lo vedo che mi segue petulante, che parla da solo nonostante me. Allora mi fermo, esplodo: "Tutte fregnacce! Il perizoma l'hanno inventato le donne! Sapevano che nel cervello c'avete l'uccello e non sopportavano lo spettacolo di due teste di cazzo in una persona sola! Pensi che correre con due tettone sull'anteriore sia meno fastidioso? No! Però noi non abbiamo inventato vescovi e carriarmati per questo. Noi abbiamo inventato l'amore!... che te non ci saresti mai arrivato... noi abbiamo inventato la bellezza!... ché una cozza che ti guarda in quel certo modo è più bella di tutti i vostri affreschi, bassorilievi e sinfonie, romanzi e colonnati, pianojazz e tragicomiche! La bellezza, gran pezzo d'idiota, la bellezza! La donna è un processo prettylineo!"
"Pretti che?"
"Cammina e zitto!"
Ribadisco ai visitatori distratti che questo esilarante post è stato scritto da Bruno. Lamadicorte l'ha solo postato. E commissionato. 
14/06/2005
DISTRUTTA!
Sollecitata persino nai nobili di Corte (mi riferisco al Duca Massimo De Katharsys) torno a scribacchiare per il noioso e volgare mondo dei bloggaroli. Anche in virtù del fatto che la mia neonata attività di inviata speciala pare debba subire una battuta d’arresto. Nulla di grave, per carità. Sono una che s’adegua, io. Quasi sempre.
Eccomi dunque a riferire la triste cronaca di queste giornate. Inviata speciale di me stessa. Perchè si sappia che qui non si dorme.... semassentounmotivocè. Quasi sempre.
Una ventina di giorni fa, una mattina m’è balenata in mente l’idea di dare una rinfrescata alla noce di cocco in cui vivo. Non so come organizza la propria vita il resto dell’umanità. Io certe decisioni le prendo così, sull’onda di un pensiero che vaga. Dunque mentre facevo colazione, ho chiesto distrattamente al barista se conosceva un imbianchino.
Ed è stato l’inizio della fine.
Lo stesso pomeriggio il mago del pennello era già qui, per un sopralluogo. Ed il giorno successivo è stata avviata l’imponente opera di imbrattamento-delle-mura-e-non-solo (non saprei in quale altra maniera definire le prestazioni professionali di questo criminale pressappochista).
Evito di scendere nei dettagli solo perché mi tornano i conati di vomito solo a pensarci.
Tra l'altro, quello che doveva essere il lavoro di un paio di giorni si è protratto oltre i termini a causa di ulteriori sistemazioni resesi necessarie in corso d’opera: visto che eravamo in ballo abbiamo tinteggiato anche i soppalchi
- mi raccomando… smalto opaco, satinato.
- perché? lucido è più bello!
- sarà più bello ma qui lo stendi opaco...
e sistemato gli infissi
- al flatting ci penso io....
- no, ci penso io: impregnante e cera!
- Perché? Il flatting è meglio
- sarà maglio ma sui MIEI infissi di legno stenderemo impregnante e cera, o finirò per stenderti con un sinistro, echeccazzo!!
Sono riuscita a tenergli testa su tutto, anche perchè questa casa ha una caratteristica poco comune alle altre. E' mia.
Tuttavia è bastato che mi distraessi un attimo e zac! si è vendicato: sul mobile copri-caldaia, in terrazzo, ha spennellato di lucido. Roba che ad alzar gli occhi in un giorno di sole si rischia la lacerazione della cornea.
Pazienza.
In effetti, ci sarebbe ancora da rimettere a posto quel pezzo di pavimento saltato un anno fa ma siccome il solo pensiero di vedere impastare la malta nel soggiorno mi provoca crisi epilettiche, ho liquidato l’energumeno e rimandato il lavoro a data da destinarsi. In compenso ho approfittato dei suoi robusti e mercenari bicipiti per liberarmi di tutta quella serie di inutili orpelli lasciati in eredità dalla buonanima del mio ex: dagli inguardabili mobiletti sbilenchi fatti a mano ( e in terrazzo… mioddio era il periodo cubista di Mastro Geppetto. Ancora oggi mi chiedo come diavolo abbia potuto sopportare tutto ciò) ai manuali cobol, senza dimenticare la bici corsa ed una mini collezione di videocassette hard.
Poi, visto che c’ero, mi sono sbarazzata anche del televisore e del videoregistratore (stasera, dopo mesi di attesa, mia sorella mi ha portato la videocassetta di Magnolia. Chissà se infilandola nel forno funziona?).
Ovviamente ho interrotto le sedute di massaggi olistici.
Non so, ma dal mio punto di vista farsi massaggiare in queste condizioni è come ingozzarsi di gnocchi, trippa, coratella e pretendere di digerire con un alka seltzer. La decisione comunque (presa unilateralmente) mi è valsa una bella cazziata da parte della massaggiatrice, che, senza mezzi termini, mi ha accusato di incostanza. Anzi per l’esattezza di essere una donna “incapace di portare a termine un impegno in maniera seria”.
Sì, ha detto proprio questo. Quella della rosetta con la mortadella mi ha accusato esattamente di questo.
Non ho neanche replicato: non ne ho la forza. Mi sono limitata ad annuire, mansueta.
Beh, stacco. Domattina il tecnico della telecom verrà a portarsi via la borchia dell’ISDN.
A forza di rompere i coglioni sono riuscita ad ottenere almeno questo. Per ottenere l’ADSL dovrò rivolgermi ad un legale, forse. Ma so di potercela fare. Non sono affatto incostante.
Domani vado a dirlo alla mia personal trainer olistica.
Ah, la nuova tonalità di beigelino ha incontrato il consenso del buon vecchio Arturo.

L'ho immortalato per voi. Guardatelo bene. Spero sia la sua ultima foto da vivo.
Comunicherò anche questo alla mia personal trainer olistica......
16/05/2005
ISOLA DEL BENESSERE. Che con l’aria che tira mi pare un po’ pretenzioso, ma tant’è!
In vita mia ho lavorato sempre come un somaro, mai una vacanza come dio comanda, di quelle caraibiche, mai spese folli … che ne so, per un vestito, una borsa o un paio di scarpe. A dire il vero di queste cose non ho neanche sentito la mancanza. Come dire, vivo con sobrietà. I lussi che mi concedo sono altri. Rapportati alle mia reali condizioni economiche ma anche a quel rigore con il quale sono stata educata. Così mi capita anche oggi di riporre una costosissima antirughe sullo scaffale della profumeria (…perché c’è chi muore di fame). Magari poi quei soldi me li brucio la sera stessa per una cena (….perché tanto quei poveracci muoiono lo stesso), ma messa così fa meno impressione.
Beh, tutto questo gran giro di parole per giustificare qualcosa che in quarant’anni non avevo mai fatto: affidare la mia carcassa alle carezze mercenarie della massaggiatrice di un centro estetico.
No, non mi sono scimunita. So bene che per certi miracoli sarebbe più proficua l’intercessione di Sant’Antonio Abate (quello specializzato nel far ritrovare le cose perdute e marito alle zitelle, dunque suppongo anche a preservane le carni).
Il fatto è che mi sentivo proprio stanca. Tesa.
Quella dei nodi e delle contratture stava diventando una fissazione.
Ogni tanto in ufficio chiedevo a qualcuno “mi massaggi un po’ qui… tra le scapole? Sono contratta????” giusto per sentirmi rispondere “sì, cavolo” anche dai dilettanti dello sciatsu. Insomma per convincermi a buttar via questi euri anche se al mondo c’è chi muore di fame.
Oh, fateve un po’ i cazzi vostri! Ciascuno deve percorrere i propri sentieri mentali. Il mio è questo.
Così da una settimana frequento l’isola der benessere der trullo. Arrivo, mi spoglio, mi lascio accarezzare a pagamento. Sulle prime la cosa mi ha messo un po’ di tristezza. Non tanto per i morti del Biafra, più per quel senso di solitudine profonda che, sciogliendosi con le contratture, mi dilaga nel sistema linfatico, propagandosi ovunque. Pare che funzioni così anche nella psicoterapia: all’inizio stai addirittura peggio. Dopo non so. Staremo a vedere. Nel frattempo però, tanto per non tradire la mia natura demente, mi sto anche divertendo un casino. E forse, alla fine, l’effetto benefico del trattamento è tutto li.
Intanto la massaggiatrice. Giusto per inquadrare il tipo, ieri, quando sono arrivata si stava ingozzando una rosetta con la mortadella. Con un Peroncino tracannato direttamente dalla bottiglia. Proprio come i muratori.
E’ piuttosto attempata. Direi sulla quarantina, come me. Mentre mi massaggia mi parla del fidanzato, delle liti con la suocera e con il titolare del Centro, intercalando a queste chiacchiere da signoremie-coatte, il resoconto delle mie contratture. Sostiene di praticarmi il massaggio olistico, ma se dicesse, che so… bioclantico per me non farebbe alcuna differenza. Dice anche altre cose che non riesco a comprendere, forse perché espresse con il pressappochismo di chi non le sa.
Ieri per esempio mi spiegava che secondo lei rientro in due diversi “prototipi”: il sanguigno e il biliare.
“E che vordì??”
Boh….non è riuscita a spiegarmelo, però sembrava piuttosto convinta. Così, a lume di naso, mi pare di capire che incarni l’incazzata repressa e cronica. Quella che per quieto vivere se magna er fegato.
Ma il bello di queste sedute sta anche nei trattamenti. Sempre ieri dopo avermi spalmato una gelatina densa e maleodorante da cima a piedi, mi ha sigillato con il domopack.
"Ma che roba è?" le ho chiesto. Un prodotto Vagheggi ( o Vaneggi, non ricordo) alghe di Bretagna.
Ma vaffanculo, ho pensato.
Sono rimasta imballata per una quarantina di minuti. Immersa tra l’olezzo d’alga ed un paio di termocoperte. Con la paranoia di morire fulminata. Ed un tunz-tunz-tunz di sottofondo. Perché artrullo l’idea di benessere non passa per le sinfonie di Bach. Al massimo per i suoi fiori.
Roba da chiamare Amnesty International.
Rassegnata ed impotente, mentre tentavo inutilmente di seguire l’invito dell’olista a rilassarmi, mi è venuta in mente Biancaneve. Fotografata così potrei finire tranquillamente nella copertina di un suo Best Seller. Con questa poltiglia di alghe addosso devo somigliare molto ad una morta ripescata nel Tevere ed infilata in quei sacchi di plastica trasparenti utilizzati dalla polizia scientifica.
Angosciata, ho simulato la faccia della celeberrima Ninetta bella der Barcarolo romano ed ho chiuso gli occhi.
Sperando di riaprirli, prima o poi.
Beh, la storia è finita bene. L’unico inconveniente è stato superato con una doccia. Appena giunta a casa, contravvenendo alle raccomandazioni della mia olista personale, mi sono insaponata e sciacquata in paio di volte. Quella nauseabonda puzza di alga bretone mi aveva impregnato anche l'anima biliare. Più che da un centro estetico ho avuto la sensazione di essere uscita dal fontanone di Colle Oppio (che, per lo meno fino a qualche anno fa, pullulava di girini pesci rossi e vegetazione acquatica).
Giunonica come Anita Hekberg.
Come sempre.
Con tutte le mie contratture al loro posto.

(abbiate pazienza, oltre che per le contratture mi è presa anche la fissazione del fotoritocco)
09/05/2005
SIRIPROPONGONO (COME I PEPERONI)
“Sarà una storia malata, te lo devo dire.
Guarda voglio essere onesto con te, io mi sento un perdente.
Un infedele, un inguaribile infedele.
Un distratto, un irresistibile distratto, a proposito come hai detto che ti chiami?
Non importa, l’amore non ha nome, l’amore si vive dimenticandolo, dimenticandosi.
L’amore è invisibile, come tutte le cose importanti.
Non mi vedrai più, sarà terribile, lo so.”
E se cominciassimo subito, gli ho proposto.”
da Il piccolo libro degli addii - Luca Ragagnin
(LAMA STANOTTE)

29/04/2005
NEIGHBOURS’ DAY (ovvero viva la ggente)
Allungo la mano sul telefono. Butto gli occhi sulla sveglia. Ore sette e trenta.
-Pronto?
-Signorina, buongiorno sono Maria, la sarta. Volevo dirle che ho imbastito l’orlo dei pantaloni, ma prima vorrei che li riprovasse.
-Signora…. Buongiorno….mi perdoni ma stamattina proprio non ce la faccio. Guardi, proceda, tanto li avevo già provati. Ha preso lei le misure. Mi fido.
-Nonono …… voglio che le MIE clienti restino soddisfatte. Me li deve misurare. O non vado avanti.
Sospiro e acconsento. Quando la spunti con una così? Però, checazzo, tre telefonate in tre giorni: è un orlo , mica un abito da sposa!
Ha una faccia da ranocchietta, Sora Maria. Ed abita al terzo. Anche lei. Tra l’appartamento del Mitico Geometra e quello di Sora Rosa, che ha sovrinteso l’intera “operazione orlo”.
La percezione di aver sottovalutato l’apparente innocua pensionata l’ho avuta subito.
La pedana in kit, ad esempio. Estratta danonsodove, sapientemente montata in un nanosecondo e collocata di fronte allo specchio d’ingresso, trasforma in attimo il bilocale della vicina ranocchia di periferia in un atelier. Del resto non è mica una sartina qualunque.....
- Ho lavorato pure per le Sorelle Fontane (al plurale, ed anche in questo non c’è verso di farle cambiare idea).
Dalla pedana, modella per caso, rompo il silenzio, ironizzando sulla mia statura da Brontola. Mi risponde risentita
- ma che dice, signorina. Lei ha un così bel personale. E poi è alta.
Dalla sommità del trespolo me la guardo e penso a quanto sia tutto relativo. Anche il PresidenteBis avrebbe fatto la stessa osservazione. Ma questa donnina non ha nulla a che vedere con quella roba da circo.
Ha l’aria indomita di una che non ha mollato mai, ad esempio. Taglia e puntualizza. Finisce per raccontarmi dei suoi grandi dolori sorseggiando un crodino, ma ha occhi ridenti. Mi viene in mente che a carnevale, rientrando a casa verso mezzanotte, la incrociai in ascensore rifritta e brilla. Proprio come me. Solo che io stavo tornando dall’ufficio, lei da festa in parrocchia.
Del resto è una donna di mondo. Per anni ha gestito due bar(i, sempre al plurale, senza speranza di ravvedimento) in centro. Perché ad un certo punto la famiglia le tagliò le ali.
- Egoismo, Signorinamia, Cattiveria. Ma non porto rancore. Ho avuto le mie soddisfazioni. Lo sa che mi voleva pure Sordi?
-Per un film??
-Macchè? Per fidanzata!
Mecojoni.
-E poi, poi come andò a finire???
- Eh, come finì……Finì che una chiromante, che poi neanche ci credevo, mi condizionò. Lesse nel mio futuro un vedovo ed un bambino …
- Temette di morire??
- Macchè…. c’avevo paura di prendere una fregatura no?? Lo sa come sono questi del cinema e della televisione? Uomini senza scrupoli che ti promettono mari e monti e poi ti lasciano in mezzo alla strada.
-Veramente questa non è una prerogativa che hanno solo quelli……
- Si ma sa, allora non era come oggi. Divenni diffidente. E sposai uno del mio paese. Brav’uomo, per carità, lavoratore. Alla fine gli volevo pure bene. Ma non era quella la mia vita. Ah se non mi avessero tagliato le ali!
In conclusione s’è fatto a modo suo. Prove e controprove in sartoria. Le ho lasciato 5 euro di mancia perché facesse paro, per lo meno, con le telefonate.
Ha smesso di chiamarmi, ma la mattina mi saluta dal balcone
- Buongiorno signorina.
Tutte le volte, mentre le rispondo con un cenno della mano, controllo che non ci sia il geomeroticus nei paraggi.
Anime del Purgatorio.....Signorina!
Dunque ha ragione LeighCheri, a proposito della Giornata dei Vicini di Casa.
(….) mi viene in mente di quando le Giornate come questa non servivano, di quando coi vicini di casa non ti si poneva il problema di socializzare, di quando - semmai - certe volte quest'idea di socialità veniva estremizzata fino all'abbattimento concettuale della proprietà privata. O della libertà dello svacco in pigiama serale. Dell'inoppugnabile arbitrio nella libera circolazione delle gatte sotto i letti.
Insomma mi viene in mente che in certi posti bisognerebbe indire la 'Giornata dei Vicini di Casa a Casa Loro', ogni tanto, mentre qua i nostri amministratori pubblici esortano a piantarla con questa malafede isterica e ad aprire l'uscio.
Comunque, io al solito divago e invece tutto questo era per dirti che se cominci ad organizzarti, per il 7 maggio puoi finalmente festeggiare col geometra del terzo. Sei legittimata dal Comune, ti pare poco? Finalmente l'occasione di socialità che aspettavi, vedi?
Ecco, appunto, questo è uno di quei certi posti ed io non festeggerò. Mi ci manca solo il party condominiale con la ranocchia al seguito e l’avvilente spettacolo degli sbaciucchiamenti tra geometri e neo fidanzate. Ecchccazzo, mi si vuol vedere morta???
Ma la saggia consanguigna ha previsto pure questo.
E se lui invece non ha aspettato e nel frattempo ha socializzato con qualcun'altra, magari di altro condominio, allora invita pure lei e proponi una versione allargata del Neighbours’ Day: chiedile se nel suo condominio ci sta qualcuno abbastanza socievole e/o caruccio disposto a migrare, sia pure per un giorno.
Anzi, per un giorno solo è pure meglio.
Ovvero è pure troppo.
Mia sorella sarebbe un’ottima vicina di casa. Se non altro per i variegati interessi musicali e la cassetta degli attrezzi.
Ah dimenticavo: se la cava anche con la macchina da cucire.
25/04/2005
PATOLOGIE DEL CAZZO
Sento di avere la colite. Non so esattamente cosa sia, anzi a dire il vero credo di non averne neanche tutti i sintomi però questo malessere mi viene da chiamarlo così: colite.
A me vengono quasi esclusivamente malattie psicosomatiche, segno evidente che, nonostante vada scrivendo in giro che sono una che si ascolta, verso me stessa sono sorda come una campana.
Asma, eruzioni cutanee, e colite. Non sono patologie tanto gravi da fermarmi o indurmi a prendere farmaci. Il più delle volte con un bella dormita passa tutto. Segno evidente che meno mi ascolto e meglio è.
Ora mi faccio un giro su Google per scegliere la tipologia che più mi si adatta. Devo decidere tra colite acuta, ischemica, pseudomembranosa, segmentaria, spastica o ulcerosa. In effetti opterei per la spastica. Colon irritabile, direi. Disturbi addominali vaghi, neanche dolore… un senso di pesantezza al ventre. Nausea. Niente diarrea. Magari dipende dal litro di latte intero e di alta qualità che mi sono fatta fuori ieri. Boh. Torno a letto, a rifletterci. Ho anche freddo.
E se fosse semplicemente influenza?
24/04/2005
FIAMME [E T SHIRT] GIALLE
Sono partita nell’esatto momento in cui l’ho detto. Non perché sia una donna tuttadunpezzo. Tutt’altro. Ma sono fatta così.
Maturo certe decisioni senza saperlo, inizio a sentirle molto prima di esserne razionalmente conscia. Forse perché nel tempo ho imparato ad ascoltarmi. Dunque mi accondiscendo. Dico e faccio. Assecondo un impulso che parte da lontano. Perché so di non potermi sottrarre al richiamo, di non poter fare altro.
Poi non ci penso più.
Quando parto so dove mi piacerebbe arrivare, quasi mai se mi riuscirà. Ma non importa, la staticità di massacra, mi mette certi magoni che non riesco a sopportare.
Non m’interrogo mai sul prezzo che dovrò pagare semmai decidessi di tornare sui miei passi. Non mi è successo mai. La vita è troppo corta per sprecarla due volte sullo stesso sentiero. Di fronte alla straordinaria gamma delle infinite possibilità vale la pena tentare altrove. Non foss’altro che per cambiare colori sapori profumi ed orizzonti.
Pensavo a questo stamattina, tra le tazze da lavare, nella luce di questa domenica che sa di sabato. Caffè, cornetti caldi e capelli scomposti stavo osservando la collina di fronte casa mia quando la voce di Morfeo, dio dei sogni, mi ha ridestato. Ho mollato i latini: non li comprendo. Riparto dai miti dell’antica Grecia.
-c’è del fumo, un incendio forse.
-forse.
Penso di chiamare i pompieri, ma solo per un attimo. Qualcuno l’avrà già fatto. E poi è solo un filo di fumo.
Accendo una sigaretta.
E non ci penso più.
No, è che sto pensando ad altro.
Cerco nei lineamenti di Zorba qualcosa dell’innocenza di quando lo vidi la prima volta. Aveva una t shirt gialla e giocava con un pastore tedesco. Avrà avuto si e no quindici anni. Ci siamo persi e ritrovati un sacco di volte. Ha un carattere difficile, inquieto. Ed è un migratore, come me.
E’ sempre molto bello, anche se stamattina ha la faccia cattiva ed il cuore leggero. Sento che mi appartiene. Dopo venti anni sento di poter dire che mi appartiene. Chiacchieriamo, evitando con cura tutto ciò che potrebbe farci scivolare nella nostalgia. Già ieri sera, con una frase, mi ha lasciato senza fiato. Alla mia età certe apnee non fanno bene.
Intanto il fumo aumenta.
Ora vedo anche le fiamme. Decido di chiamare i vigili del fuoco, quindi compongo il centodiciassette.
Guardia di Finanza, Buongiorno.
Come sarebbe a dire Guardia Finanza? Lo sapevo, sono finita un una cabina di Cletus! Non so se riagganciare, raccogliere le tre briciole di raziocinio che mi sono rimaste ed inventare una cazzata credibile o semplicemente scusarmi. Ma, come mi accade spesso, ancor prima che riesca a decidere sento la mia voce esordire in un
-Buongiorno, io veramente cercavo i vigili del Fuoco, ma fa lo stesso. L’ellenico mi guarda incuriosito. Anche io, veramente. Proseguo sicura, come se la colpa fosse sua, del finanziere.
-Senta, non è che potrebbe darmi il numero dei pompieri? Dall’altra parte deve esserci Cletus in persona o qualcuno dei suoi, perché senza tradire la minima esitazione il tipo mi urla nella tromba di Eustachio Antò, sai er numero dei pompieri???
Antò, risponde solerte Me pare centoquindici.
- Centoquindici, Signora, puntualizza Cletus, senza fare una piega. Sono quasi tentata di buttarla in cagnara, così, tanto per e replicare polemica si, ma da quando?, iniziando a lagnarmi di come cambi tutto in fretta, di come lo Stato complichi la vita dei poveri cittadini che pagano le tasse, ma poi mi ricordo che questi sono finanzieri e non mi pare davvero il caso.
Ripiego su un suadente
- Grazie e Buona domenica. Vorrei aggiungere anche ad Antò, ma mi trattengo.
Le sfere nere di Morfeo mi interrogano curiose e vivaci.
Ho sbagliato numero.
Ride come un gitano, il mio amico, ed io con lui.
Avverto i pompieri
Torno a lavare le tazze.
Il fuoco, poco dopo si spegne da solo.
A volte finisce così.
21/04/2005
MORTO UN PAPA SE NE FA UN ALTRO.
D'accordo, non è un gran post. Ma per essere le quattro del mattino poteva andar peggio. Che altro? Ah si, ieri ho portato la macchina dal meccanico. Un rumore sinistro e l’allarmismo di un collega apprensivo mi hanno convinta.
-Cazzo, questo è un semiasse. Sei scema? Vai subito a farlo sistemare.
-Ma quale semiasse? Per me sono i freni, scommetti?
In effetti frenavo come i Flinstone. Con i piedi direttamente sulle ganasce. Anzi tra ganasce ed asfalto. Le pasticche, credo. Giacchè c’ero ho fatto anche bollino blu e il tagliando. Duecentosessantaeuri e finalmente mi si è rivelato il terzo mistero der Trullo: pare che il malfunzionamento dei tergicristalli dipendesse dai topi. Insomma mi avevano rosicchiato i tubi di gomma (oltre al tappo del serbatoio dell’acqua). Bah, capitano cose proprio strane alle donne della mia generazione.
E poi? Che scema.... le dimissioni del nano.
Su, per essere le quattro del mattino poteva decisamente andare peggio.
Ora ci vorrebbe solo un po di sole.
Buongiorno mondo.
09/04/2005
PARTO
(dal dizionario Garzanti on line, che non è la bibbia né il corano. Ma da qualche parte è necessario iniziare)
1. sostantivo maschile
l’espulsione naturale o l'estrazione con mezzi artificiali (forcipe e sim.) del prodotto del concepimento dall'organismo materno, a conclusione della gravidanza;il prodotto del concepimento, la creatura partorita | (poet.) figlio;
(fig.) qualsiasi prodotto dell'ingegno: parto letterario.
2. sostantivo maschile
appartenente ad un'antica popolazione di probabile origine scitica, stanziatasi nel sec. III a. C. in Persia ' la freccia del parto, (fig.) colpo dato di sorpresa da chi sembra essersi già arreso (con riferimento alla tattica dei parti, che fuggendo a cavallo si voltavano di quando in quando per tirare d'arco contro gli inseguitori).
3.Voce del verbo partire, modo indicativo, tempo presente. Prima persona singolare.
Movimento.
Sì, parto. In prima persona. Singolare.
Voglio allontanarmi da questa necrotica sensazione di salme e salmoni. Tornare alla vita. Fosse anche quella stoltamente, asetticamente, definita come “prodotto del concepimento”. Ho bisogno di allontanarmi da queste sensazioni di glaciale staticità. Voglio recarmi altrove, non importa dove, non so neanch’io dove. Io so solo che devo prendere le distanze. Non voglio soccombere tra le pieghe purpuree dei manti cardinalizi. Mi piace il profumo d’incenso. Resina essiccata, memoria ed introspezione. Cazzo se mi piace.
Ma arriva il momento dell’odore dell’erba. Quella bagnata nei prati. O l’altra.
Sul richiamo alla verità assoluta ho snaturato l’essenza del mio essere. Era necessario, certo. Ma acquisite certezze monolitiche sul tempo e sull’età ho confuso il senso di rigore con quello della realtà. Assecondando variabili certezze di altri ho finito per cospargere il mio corpo di oli profumati. Imbalsamandomi. Da viva.
Dunque parto.
Anzi, riparto.
Perché è nella mia natura. Perché sono vocata alla migrazione. Perché sono imperfetta e infedele.
Devo portare mente e carcassa lontane, il più possibile, da una follia collettiva che mi spaventa.
Dai piagnistei di un’umanità che non mi appartiene.
Dalla delirante pazzia di chi, incapace di riempire i propri vuoti, li colma di dolori generici. Di parole. Parole. Ed ancora parole.
Non ho conosciuto mio nonno.
Di uno si dice che avesse la mia faccia. E scovo nelle foto ingiallite gli stessi occhi. Mi si dice che fossero verdi, come i miei. Stesso sorriso amaro. Stessa vocazione alla fuga.
Dell’altro mi restano lettere piene di sogni realizzabili. Ideali. Rigore e passione. Ironia. Dignità.
Mi appartengono entrambi, sebbene non li abbia mai visti.
Conosco, invece, mio padre. Per quanto sia possibile conoscere un Uomo.
Stessi silenzi. Amore. Irriverenza e coraggio quotidiano.
Non mi servono papini e nonnini. Né santi da invocare. Ho radici personali. Strapazzate e forti.
Non mi occorre un passato.
Ed ho sogni da vendere.
Torno a seguire me stessa, dunque. Solo me stessa. Per perdermi ancora, lontana da folle e follie. Perchè non sono capace di vivere diversamente.
30/03/2005
NONFIORI
Non c’è proprio verso di risorgere da questa Pasqua Duemilacinque.
C’è un’aria strana, vaga, a metà tra scazzo, magone e poisivedrà.
Mi sento parte di un’armata Brancaleone, ma i Clan sono anche questo.
Magnificamente imperfetti.
Tanto vale farsene una ragione.
L’aria del “Piave che mormorava calmo e placido il passaggio” ha lasciato posto ad un silenzio rotto solo da poche misuratissime parole. Al limite della demenza. In questo clima i nostri Vecchi soffiano, senza fischiettare. Nessuno spreco di parole. Mai.
Tutto questo non basta ad assopire il Giullare scemo che vagabonda impunemente nella mia testa.
Oh beh, io esco.....qualcuno viene a fare un giro con me?
Mi ritrovo a passeggiare per la campagna, tra gli ulivi. Osservo lo scempio sui rami, mi chiedo e chiedo se non sia meglio sradicare e piantare nuovi arbusti piuttosto che aspettare che i vecchi tornino come prima che la nivea gelida sceneggiatrice li massacrasse così.
Sei matta? Un paio di anni e tornerà tutto a posto. Occorrono decenni per ottenere coltivazioni come questa. L’idea mi arreca un confortevole sottile piacere. Uliva vecchia fa buon olio, ridacchio tra me.
Inizio a riapprezzare il pensiero che originò il ju-jitsu. Se imparo a farmi salicia la metto in culo anche alle vacue germogliose.
Sto pensando a questo, quando la voce di mio padre mi riporta al presente (si fa per dire)
- Senti, te lo dico ora che sono nel pieno delle mie facoltà mentali. Quando morirò non provate a seppellirmi in giacca e cravatta, eh? Voglio andarmene in tuta da ginnastica. Con un paio di scarpe da tennis.
Lo guardo senza scompormi.
- Hai una preferenza sulla marca della tuta, sul colore delle scarpe?
- Non me ne può fregare di meno, ma voglio stare comodo. E poi non voglio finire murato. Sotto terra, mettetemi sottoterra e ….anzi no. crematemi e .......
- E spargete le mie ceneri al vento, lo anticipo.
- Si, brava.
Mi chiedo perché si scelga sempre uno smidollato Piumino di Cipria come me per queste disposizioni testamentarie. Fanculo, il mondo è pieno di gente cazzuta. Perchè proprio io, che già mi viene da piangere a pensarci?
Mi tornano in mente i discorsi di qualche tempo fa, con il Bretone. “Semmai dovessi ridurmi come un vegetale, portami in mezzo al mare e lasciami ingoiare dall’Onda”
- Ro, intanto è un reato .... e poi scusa….con tutti gli amici che hai proprio a me quest’incombenza?
- Si, le donne sono più pragmatiche. E tu lo sei più delle altre (intendeva pragmatica, ovviamente, non donna).
Ora, a pensarci ha ragione. Un secondo dopo mi stavo già organizzando mentalmente. Mi sono vista alle prese con un sellerone, trascinato per i piedi fino al pontile. Ho immaginato la conversazione improbabile con un marinaio dal machete riproduttivo ecuadoregno, di nome Luis, suo amico. Ho previsto quasi tutto, tranne il mio dolore. Su quello ho deciso di non far previsioni: valgono quanto gli exit pool. Su una cosa non ho dubbi. Ci proverei. E se non riuscissi ad accompagnarlo sulla cresta di un’Onda degna lo mollerei lì. Nelle acque melmose di un porto industriale. Sempre meglio che saperlo condannato ad un eterno malditerra, privato di quella superba, meravigliosa alterigia che l’ha reso Violino ai miei occhi di Custodia pro tempore.
No, non mi si chieda di spiegare nulla.
Se questo è ciò che desidera un Uomo che amo, questo è ciò che farò. A dispetto di ogni umano ragionevole dubbio. Contro ogni mio desiderio.
Spero solo che lasci un pezzo di carta scritto in qualche studio notarile e la cambusa piena di rhum. Così, giusto per invecchiare nell’oblio e lontana dalle patrie galere.
- Ma semmai non dovessi arrivare in tempo, fa che mi riducano in cenere e ……
- ……..spargi le mie polveri ai venti di Maestrale, lo anticipo.
Se continua così passerò il resto dei miei giorni ad impolverare il mondo, penso in silenzio, passeggiando tra i cipressi con mio padre.
Basta! Via questi pensieri nefasti.
E’ Pasqua.
Cristo è risorto. Gingolbel.... mi sforzo di pensare alle colombe, agli Ovetti della Lindt, all’imminente arrivo di primavera, al sabato del villaggio, alla Vita. Lo spunto per cambiar rotta me lo offre proprio una lapide, quella di mia nonna.
- Toh, dico a mio padre, quando nonna mise al mondo Zio aveva quarantadue anni. Un anno in più di quelli che ho io, ora.
La colpa è mia. Cosa diavolo mi è passato per la mente? Appartengo ad una famiglia di terraioli bretoni, lo so. Però lo ammetto, mi ha spiazzata. Speravo almeno in un moderato “…pensaci….”. Invece mi arriva secca e lapidaria la mazzata del genitore olimpico
- Sì quando nacque tuo zio la nonna era già ANZIANA.
Non sta bene mandare affanculo le persone che si amano.
Ma non sta bene manco pensare che i Piumini di Cipria abbiano coglioni di acciaio.
Mi istigate a delinquere e mi presto.
Per amore.
Essiccate il mio cuore carnoso di mammola recisa tra le pagine delle vostre pippe mentali e mi presto.
Sempre per amore.
Ma la mia anima posticcia di organza e velluto urla vendetta. Sono fertile e viva. Donna in fiore, direbbero i pubblicitari della Nuvenia. In quei giorni affronto la solita quotidianità di merda, senza lanciarmi col paracadute. E non lo faccio manco negli altri, perché non si sa mai. Mi piacciono il rosa shocking di Barbie e le icone sacre e voluttuose dei mausolei marmorei.
Il bianco levigato di Carrara ed il festoso shantung in seta color ciclamino. Sono dichiaratamente, spudoratamente trash. Voglio vivere e riprodurmi. Ma se proprio devo morire voglio un pensiero di rose fresche tutti i santi giorni.
Ed uno necrologio semplice semplice:
“fu bella”
Se mi staccherete i tubi verrò a tirarvi le coperte di notte, con un candelabro in mano. Come la Baronessa di Carini. E vi voglio tutti al mio capezzale, fino alla fine. Clementi e piangenti in questa valle di lacrime. Per lo meno fino a nuove disposizioni. Cazzo!
NUOVE DISPOSIZIONI
Mi sono concessa un minimo d’ilarità. Ma non scherziamo, son cose serie.
Dunque, qualora necessitasse autorizzo pubblicamente fin d’ora la mia personale commissione etica, composta da sei saggi [il Bretone, il Corrispondente all’Avana, Lori, Lela, Giulia, Eva] a decidere sul mio futuro. Il numero è pari perché mi piace l’idea di seminar zizzania fino alla fine. Rifletteteci separatamente e poi tra voi. Mettete la decisione ai voti (a scrutinio segreto). In caso di para e patta tirate ai dadi. Senza barare. Se doveste arrivare ai calci |